Charle Spina diviene cittadino onorario di Acerenza

Appena un mese fa   un set cinematografico con attori italo canadesi di primissimo piano hanno girato un film   qui ad Acerenza tratto da un libro di Kenneth Cancellara “In cerca di Marco” edito dalla Casa editrice Telemaco. Qualche giorno fa una lunga trasmissione su Sky parlava di un imprenditore Acheruntino, Vincenzo Tiri che da diversi anni produce ad Acerenza un panettone premiato a Milano come il migliore panettone d’Italia.

Il 24 novembre u.s. su Rai 3 Acerenza  si qualifica fra i primi venti borghi più belli d’Italia.  Oggi a “Mezzogiorno in famiglia” su Rai 2 Acerenza spodesta Caulonia che da cinque settimane vince sbaragliando tutti i concorrenti.

Ce la faremo a vincere la sfida della grave emorragia demografica che da decenni ormai affligge il nostro comune? Voglio provare anch’io come fa egregiamente Gianrocco a partire da un aneddoto

L’estate scorsa eravamo in un bar di Acerenza, avevo tra le mani una tazzina di caffè bollente. Ѐ  il rito che amo consumare in amicizia. Ma quel giorno il mio interesse era stato catturato da una figura inconsueta. Una risata fragorosa. L’atteggiamento di chi, senza alcuna esibizione, mostra di conoscere il mondo e l’uomo che lo abita. Questo é Charle Spina.

Quando l’artista, sentendosi osservato, mi indirizzò un sorriso, mi sentii a disagio come se mi avesse colto con le dita nella marmellata.

Poi mi chiese a bruciapelo cosa pensassi dell’espressionismo, il caffè mi si gelò tra le mani, farfugliai qualcosa; insomma risposi senza dire  nulla di sensato.

Ma quel personaggio che parlava con frequenti intermezzi in francese sembrava aver aperto alla mia mente  uno scenario culturale molto ampio,  il novecento dove palpitava con le sue  incoerenti genialità il cuore dell’Europa.

Si sa che la genialità dovunque si manifesti  é sempre anticonformista quindi incoerente rispetto al sistema. Negli anni cinquanta infatti, mentre il mondo virava decisamente a destra e il Presidente Truman   affermava con disprezzo riguardo all’espressionismo “se questa é arte io sono un ottentotto”  la Cia rappresentava un’enclave liberal,  sosteneva infatti ed incoraggiava l’espansione dell’espressionismo artistico in America.

Ritengo importanti questi riferimenti perché grazie a quella domanda di Charle Spina  ho  compreso cosa sia un artista, è colui che apre alla nostra mente finestre inconsuete che ci consentono di guardare oltre. Un artista come Spina può essere nato a Napoli e sentire una attrazione irresistibile per la sensibilità e la cultura d’oltralpe. La seconda guerra mondiale segnò il tracollo militare della Francia e la sua occupazione da parte delle forze naziste. E forse in nessun’altra epoca come in quegli anni la cultura europea fu più feconda perché attinse energia, potenza e drammaticità dal martirio di una nazione e di un popolo generoso.

La cittadinanza onoraria ad un’artista dello spessore di Charle Spina esprime appunto questo auspicio che Acerenza allarghi i suoi orizzonti oltre le cime dell’Appennino lucano, oltre il Tavoliere delle Puglie per aprirsi alle suggestioni  dell’arte contemporanea[1] si perché l’arte contemporanea é figlia ed erede dell’arte classica, ma non si attarda a contemplare i miti di ieri.  L’arte contemporanea si fa compagna di strada per prendersi cura come diceva ieri Gianrocco delle sofferenze e delle angustie dell’uomo di oggi.

Io credo che l’atmosfera di fiduciosa pacificazione che esprime la sacralità della nostra Cattedrale  costituisca la più appropriata cornice a questa arte.

Per questa ragione accogliamo nella nostra comunità  Charle Spina e lo invitiamo a volerci onorare di una mostra personale nella Galleria del Museo ed a voler inaugurare nella nostra comunità una pinacoteca di arte classica e moderna perché come egli sostiene  in una comunità dove c’è una banca ed un museo c’é un futuro giacché il futuro cammina su due piedi l’economia e l’arte. Grazie.

 

[1] Mi passano davanti agli occhi alcune tele apparentemente pacificanti.  Le cocher du soleil. dell’impressionista Monet  Oltre quel davanzale  affogano negli abissi del mare con sinistri bagliori i miei sogni e dalla tavolozza dell’artista sembrano liberarsi  le paure di una situazione sociale  incoerente rispetto alle attese  du soleil levant.  I confini tra l’impressionismo e l’espressionismo é molto soft, sfumato.

Dov’é il sorriso di un amore nascente, dov’é la speranza se in nome di una patria matrigna i giovani ai quali ogni possibilità di vita, di fecondità e di futuro é negata dallo sferragliare minaccioso di un carro armato o dal rombo di un volo radente che lascia dietro di se disastrose esplosioni a dilaniare ogni forma di vita, la nostra vita?   Allora il rosso pacificante del tramonto si trasforma in un fiume di sangue che sfocia in un mare di angoscia e provoca  l’ urlo dell’espressionista Mung, l’urlo disperato di una umanità affetta da una grave necrosi dello spirito che deraglia inesorabilmente dai binari della vita. Questa a me pare l’epopea del novecento, e del  millennio che lasciamo alle spalle.

Se queste impressioni registra  la camera oscura della mia coscienza allora non posso che aprire tutto l’obiettivo per catturare ogni, sia pur tenue, traccia di luce che  sembra promettere l’alba di un nuovo giorno, al gemito incerto di un nuovo sogno che diventa respiro e vita, elan vital che esprime come bisogno profondo della mia, della nostra anima la concreta speranza di un futuro pacificato dal Vangelo.

Ecco a me sembra che l’espressione autentica di una umanità sofferente e disorientata meriti uno spazio privilegiato nella nascente penacoteca del museo d’arte sacra.

Questa a me pare sia l’anima di un movimento che prima ancora di qualificarsi come espressione artistica delinea i tratti essenziali della sensibilità e della cultura dove troveranno alimento le radici del nuovo millennio come proiezione di un futuro possibile e sostenibile.

 

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