La Grande Fattoria di Alfredo Bocchetti

Non è la prima volta che il Rappresentante della nostra Carta Costituzionale (Il Presidente della Repubblica) conferisce l’incarico di formare il Governo a Tecnici non impegnati in politica o senza precedenti di gestione di partiti. Solo che oggi la scelta si presenta più giustificata considerata la pandemia che miete vite umane e genera fame.     Se ci soffermiamo sulle proposte che Draghi sta elaborando circa il pacchetto di riforme che necessita, nel più breve tempo possibile, realizzare per far fronte al dramma della fame che dilaga in Italia, incominciamo a fare le prime riflessioni sul Sistema politico italiano e su chi lo governa cioè sui partiti, o meglio, sulle aggregazioni fluide di parlamentari eletti dal popolo.

 Che io ricordi, non si sono mai registrati, nella storia politica della Repubblica italiana, leader politici e parlamentari di non alto profilo come in questi ultimi tempi: senza “cultura” politica, senza sensibilità umana, senza valori democratici, senza competenze. Esperti soltanto in fatto di strategie subdole e destabilizzanti,   insuperabili in fatto di eccentricità, megalomania, egocentrismo, ambizione, protagonismo e senza bagaglio di conoscenze  necessarie per chi  vuole dare dignità ad una Nazione, l’Italia, che non può e non deve  rivivere le tristi pagine del passato, vedi Fascismo, vedi Nazismo, vedi Fosse Ardeatine, vedi Stragi. 

Le Camere non possono diventare il palcoscenico della volgarità, dell’arroganza, delle minacce, del turpiloquio, del dribbling politico di stampo calcistico. Solo che nel calcio il dribbling è creatività che produce e nel Parlamento è ostruzionismo per protagonismo e interesse di parte o di gruppo che non produce.   Non si può, oggi, prospettare soluzioni ai problemi con logiche utilitaristiche che la storia ha già condannato: quelle opportunistiche e clientelari, di aree e di categorie senza una visione globale della società che si vuol governare e con riserve velenose anche di fronte a proposte salutari per il momento. Stiamo registrando incoerenze e contraddizioni: prima si esalta e poi si denigra; prima si accetta e poi si rifiuta, prima ci si accorda e poi si tradisce, prima si propone e poi si rimangia tutto. Tutto ciò perché si vuole, a breve o lungo tempo, riconquistare livelli e spazi ormai perduti o che si stanno perdendo. E a soffrire è la povera gente che continua ad essere umiliata e strumentalizzata.

Il compito dell’economista Draghi è molto delicato perché complesso.  Dobbiamo solo sperare che queste sue alte competenze riescano a coniugare crisi economica e crisi umana: produzione e occupazione, esigenze di ripresa del Nord ed esigenze di decollo del Sud, persona e dignità. Perché parlo di dignità. Perché non è dignitoso che un giovane viva eternamente con il sussidio dello Stato, con l’eterna assistenza, col non porsi mai il problema di rendersi utile alla comunità in cui vive e di conferire alla sua stessa persona dignità che è il distintivo della persona nobile di spirito e non di patrimoni. Il Presidente Draghi sicuramente troverà le soluzioni adeguate del momento quantunque l’ipocrisia di chi improvvisamente ha negato il sovranismo e ha sposato l’europeismo, ha combattuto   il diritto di asilo e ha sposato l’accoglienza voluta dalla Convenzione di Dublino.  Una cosa è certa: l’attuale maggioranza parlamentare di governo non esprime la democrazia di una nazione moderna qual è l’Italia. E’ vero che le ideologie partitiche non sono più compatibili con le esigenze di un mondo economico ed umano di dimensione globale, ma è pur vero che la democrazia economica globalizzata non può alienare o ostacolare il processo democratico che ogni nazione cerca di realizzare, quel processo che affonda le radici nelle pagine più belle della tradizione e della propria storia.

Draghi questo lo sa. Sa che le strategie messe a punto dai vari leader non sono ispirate a sentimenti di amor di Patria ma a progetti di affermazione e/o incremento della propria forza partitica o di gruppo per occupare più scranni nei contesti delle due Camere ponendo in secondo piano il compito-dovere di realizzare le riforme di cui la Nazione Italia, oggi, ha bisogno. Sa che, data la realtà del mondo moderno che vive e cresce in base a logiche produttive che vanno oltre i confini nazionali (a livello di globalizzazione mondiale) e che la vita dello stesso uomo si regge sulle possibilità di diventare pensiero ed azione (manager organizzatore di sistemi produttivi ed operaio competente e specializzato), non poteva giocare con le pedine tradizionali nel formare il Governo. Ma sa anche che l’eliminazione di tutte le figure politiche con o senza portafoglio   presenti nelle Camere avrebbe precluso la possibilità di formare un Governo che la situazione pandemica richiede e non avrebbe rispettato il significato del mandato orientativo fatto intuire dal Presidente della Repubblica. Di qui il nuovo Apparato Governativo con Tecnici e con politici nel rispetto della logica dell’equilibrio parlamentare, dell’europeismo e dell’atlantismo e senza ombra di sovranismo ma solo del rilancio economico dell’Italia nel mondo della politica globale. Linea trasparente, finalità precise, progetti di riforme e coesione sociale ben definiti e determinazione: queste le note caratteristiche del Presidente Draghi.

La situazione politico-sociale che stiamo vivendo richiama alla mia memoria “La fattoria degli animali” di George Orwell che in un passaggio del suo capolavoro letterario coglie l’essenza consolidata della politica con  “ l’ammonizione del Vecchio Maggiore: ricordate pure che nel combattere l’uomo non dobbiamo mai venirgli ad assomigliare….I principi di uguaglianza, su cui doveva fondarsi la nuova comunità predicati dal saggio verro Biancocostato, chiamato dagli animali “Vecchio Maggiore”, non si sono mai tradotti in realtà. Rimangono circoscritti solo nelle belle frasi di Clarinetto, il vivace porcello che impersona la propaganda di partito”. 

Pessimismo, il mio? NO, realismo! Solo che bisogna adoperarsi a sensibilizzare i giovani alla politica, a partire dai giovani già organizzati in tante forme associative di solidarietà, umanità e di amore verso l’ambiente, con la guida di Personalità di comprovata cultura aperta al benessere di tutti, con visioni politiche transnazionali e gestione della Cosa pubblica all’insegna della legalità e dell’onestà. Personalità che ci sono: bisogna soltanto cercarle se vogliamo salvare la nostra Carta Costituzionale, pilastro messo a punto dai “Grandi” del 1948.

One thought on “La Grande Fattoria di Alfredo Bocchetti

  1. Ciao Alfredo,
    Grazie per aver onorato il blog di Telemaco con un tuo lucido ed equilibrato intervento sui drammatici disastri dell’attuale scenario politico italiano.
    Draghi, persona di altissimo profilo, non può da solo risollevare l’Italia se gli animatori culturali, pur molto attivi, e molto competenti di cui fortunatamente dispone il nostro Paese, si attardano su una narrazione enfatica delle nostre bellezze paesaggistiche, della nostra ricchissima tradizione artistica e culturale. Penso sia necessario piegarsi ad abbozzare una nuova fase propositiva, per rilanciare la nostra creatività progettuale.
    Dagli anni 70 la nostra generazione ha prodotto un grande sforzo nel rinnovamento della scuola. I nostri giovani hanno un bagaglio tecnico e culturale di prim’ordine ma non trovano spazi di impegno occupazionale.
    Li abbiamo condannati all’emarginazione sociale nel nostro paese o a sperimentare quanto sa di sale lo scendere e salir sull’altrui scale.
    Il progetto della casa editrice Telemaco Edizioni è quello di favorire il ritorno ad Itaca di Ulisse perché faccia giustizia di ogni forma di corruzione e il giovaneTelemaco abbia di nuovo una dignità, un padre, una famiglia ed una Patria.
    Ciao Alfredo, Grazie.

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