In Biblioteca sulle tracce del nibbio (Dott. Angelo Schiavone)


Nel suo articolo “Il nibbio, uno dei più antichi elementi che caratterizzano l’identità di Acerenza”, Donato Pepe evoca la figura di Orazio “affascinato dal volo maestoso dei rapaci che allora come oggi solcano il cielo di Acerenza”. Altri autori latini furono interessati a questo nobile rapace. Ovidio nel descrivere una costellazione, narrò nei “Fasti” come il nibbio fu posto nel cielo stellato.
“Vi era un mostro che chi ne avesse bruciate le viscere poteva vincere gli eterni dei, Saturno l’uccise e già stava per darne le viscere alle fiamme quando Giove ordinò che le rapissero gli uccelli. Le portò il Nibbio che ebbe in premio il cielo”.

La Cattedrale di Acerenza (Donato Pepe)

Se proviamo a consultare l’Enciclopedia dell’Arte Medievale di G. Arnaldi, troviamo che il significato della parola chiesa è riconducibile in primo luogo alla comunità dei credenti che vivono all’interno di un determinato contesto civile poi, dopo l’editto di Costantino, lo spettro semantico si allarga per includere anche l’edificio che ha la funzione di accogliere il momento assembleare di quella comunità.

La Chiesa rupestre di San Michele Arcangelo ad Acerenza (Angelo Schiavone)

La grotta di Acerenza, come tutte le caverne e chiese lucane dedicate a san Michele Arcangelo, è orientata a nord-ovest cioè verso il Gargano a testimonianza della stretta relazione con quel culto (G. Otranto, F. Raguso, M. D’Agostino. S. Michele Arcangelo dal Gargano ai confini Apulo-Lucani).
Nella grotta è ancora conservata una statua lignea raffigurante il santo, opera dell’artigiano acheruntino Angelo Maria Marmo detto “Furnaciar”.<

Acerenza, il silenzio e le sirene di Angelo Schiavone

Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine”.
Fu alla ricerca di questo silenzio che tre anni fa, su invito di un mio caro amico che aveva acquistato casa ad Acerenza, mi ritrovai a passeggiare per le stradine del centro storico. Sul cornicione della Cattedrale una Sirena bicaudata attrasse la mia attenzione.

Sirena era il nome, nella Grecia antica, con cui venivano chiamate le ragazze vergini che si rifiutavano di donare la loro purezza agli Dei e che per questo furono trasformate in uccelli col volto di donna.

Il percorso dell’ascesi nella Cattedrale di Acerenza.

di Donato Pepe

Lenormand aveva definito nel 1883 il complesso iconografico del portale di Acerenza di incredibile oscenità. In realtà quel complesso era stato codificato secondo la visione allegorica del bestiario medievale per cui se utilizziamo quel codice per decodificare il messaggio scopriamo un edificante percorso di ascesi coerente con la enciclica di Benedetto XVI sull’amore cristiano (Deus Charitas est).
Questa nuova interpretazione era stata proposta già nel 2008 da Margherita Pasquale in “Studi Bitontini 85 -86”

La Metafisica nell’arte contemporanea

Ricordo di un amico: Giuseppe Pedota a un anno dalla scomparsa
Questo commosso ricordo, evocato dall’Architetto Carmine Pietrapertosa, in occasione del 1° anniversario della scomparsa di Giuseppe Pedota testimonia la traccia profonda in termini di trame affettive e di trascinamento culturale che il poliedrico artista, recentemente scomparso, ha lasciato nella sua città natale.
Per una più ampia informazione sull’artista e sulla sua produzione si rimanda al sito ufficiale ed alla pagina tratta dal sito dell’architetto Pietrapertosa

I volti metamorfici di Acerenza di Angelo Schiavone


La cripta della cattedrale di Acerenza, realizzata nel 1524 per il volere del Conte di Muro Lucano, Giacomo Alfonso Ferrillo, custodisce alcuni mascheroni metamorfici. Si tratta di una serie di volti i cui lineamenti si deformano e virano in forme animali o vegetali. I volti metamorfici hanno affascinato numerosi scrittori, poeti e artisti nel corso della storia. D’Annunzio nella lirica “La pioggia nel pineto” ….

Percorsi dell’anima, mostra personale di Carlo Cofano


Gli spazi espositivi della Mediateca Provinciale di Matera ospiteranno, dal 12 Febbraio al 5 Marzo 2011, le opere dell’artista salentino Carlo Cofano. La mostra, intitolata “Percorsi dell’anima” , è promossa dalla Mediateca Provinciale di Matera “A. Ribecco”, ed è inserita nel cartellone degli eventi promossi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Paesaggistici della Basilicata in occasione della Giornata di San Valentino.

Creazioni plastiche di Giuseppe Ligrani.


Guardare un’opera d’arte significa ricrearla. Significa in qualche modo vedervi riflessa la propria immagine.   Percepire lo sforzo di un’anima ancestrale che comunque ci appartiene, come fantasma profondo,  l’anima di questo mondo che insieme stiamo vivendo e che fatica come nelle doglie del  parto a prendere forma e corpo. Sì, perché nelle opere plastiche, nelle sculture di Ligrani c’è comunque una istanza di liberazione. Una o tante entità spirituali, che prendono corpo nel ferro, nel rame, nel  legno, e vengono alla luce.

Neuropsicologia delle emozioni nella letteratura e nell’arte


Le emozioni sono essenziali per la nostra esistenza: con esse comunichiamo i nostri stati d’animo, reagiamo agli eventi, ci prepariamo ad affrontare situazioni. L’uomo nel corso dell’evoluzione ha imparato a manifestare le emozioni col linguaggio verbale pur conservando modalità espressive più arcaiche. La ricerca neuropsicologica si è concentrata sulle manifestazioni non verbali delle esperienze emozionali e in particolare sulle espressioni facciali.