L’ultimo “Crocifigge” di Nicola Partipilo

 

 

È stato quello gridato non dal popolo, come nella lauda di Jacopone, ma da un establishement scientifico, nel 1988, creatosi per la radiodatazione della Sindone di Torino. Il fenomeno è stato di un tale sconcerto per l’arroganza di sedicenti scienziati internazionali, che a tutt’oggi la questione non si spegne, si capirà perché.

Sono passati molti anni dalla radiodatazione del Carbonio 14 del Telo di Torino per stabilirne l’età e quindi l’autenticità. Sarebbe più corretto dire della radiodatazione di un “frammento” della Sindone, quindi non rappresentativo dell’intero Sacro Telo, concetto che non è messo ben in evidenza da chi è chiamato a discuterne. In questo eccellono i negazionisti dell’autenticità, impegnati come sono a cercare frammenti di pensieri, di qualsiasi natura e livello, purché permettano la costruzione di monumenti alla negazione.

I risultati, esibiti nel 1988, sono noti: la Sacra Sindone è solo un telo medievale, databile fra il 1236 e il 1390, dunque è una falsa reliquia, che un ignoto genio/artista/scienziato/alchimista avrebbe confezionato per il mercato delle reliquie religiose dell’epoca.

Per capire: la presenza in Europa della Sindone e precisamente in Francia, è documentata dal 1353-1355 circa, quando nella cittadina di Lirey un cavaliere,  Goffredo di Charny, per soddisfare un voto, fa costruire una chiesetta che custodirà il Telo Sindonico. Qui avverranno le sue prime ostensioni.

Diverse sono le ipotesi su come il cavaliere possa essere venuto in possesso del Telo: due partono dal 1204, data del sacco di Costantinopoli consumato dalla IV Crociata, coll’ipotetico trafugamento da parte di un altro cavaliere crociato di prestigio, Othon de la Roche: sarebbero poi seguiti diversi passaggi, con l’approdo in Francia[1]

Secondo i risultati della radiodatazione, un ignoto personaggio medievale avrebbe confezionato  la Sindone con una tecnica così particolare da sospettarla da film dell’orrore, anticipando di 600-700 anni la moderna fotografia o chissà quale altra metodologia, visto che ancora oggi rimane ignota.

E pensare che quell’ignoto genio, se avesse svelato la sua identità e i suoi metodi, consegnando alla società un patrimonio scientifico di immane valore, avrebbe posto fine al Medioevo. Invece di lui non si hanno tracce. Per intenderci, proviamo a immaginare: l’autore della Pietà custodita in S. Pietro, che rimane ignoto.

Questa e diverse altre logiche argomentazioni storiche non sono ritenute sufficienti dai negazionisti, per definire alquanto priva di fondamenti la datazione medievale della Sindone.

Ma veniamo alla radiodatazione del Carbonio 14: in che cosa consiste? Si basa su un principio di fisica della materia: ogni organismo, finché è in vita, scambia continuamente il suo Carbonio 14, un suo elemento costitutivo, con l’eterno, risultandone in un equilibrio. Alla morte, venendo meno il meccanismo di scambio, nel tempo l’oggetto si impoverisce di Carbonio 14. In sostanza un oggetto più è antico, meno Carbonio 14 possiede: dosando l’elemento con opportune apparecchiature, se ne può determinare l’età. Ovviamente ci si trova sempre di fronte ad esami che possono avere diverse metodologie e limiti.

Una sintesi narrativa dei fatti. È quanto mai difficile proporla esponendo tutti gli aspetti ed i momenti della vicenda, triste e convulsa storia di un intreccio di continui confronti, pareri discordi fra esperti e non, accordi firmati o non firmati spesso dati in pasto all’opinione pubblica, spesso disattesi, iniziative personali non concordate specie nei rapporti con l’esterno.

Gli attori principali: i Responsabili dei 3 Laboratori (Oxford, Zurigo e Tucson) associati al dr. M.S. Tite, Direttore del British Museum (d’ora in avanti i 3+1), e la Committenza Custode della Sindone, ovviamente con alle spalle il Vaticano.

Prima, durante e dopo gli esami si sono succeduti episodi di ogni genere: negati controlli alle autorità ecclesiastiche[2],

che in ultima analisi si sono trovate in difficoltà nell’interagire con delle volpi ben determinate a seguire i propri interessi; ripensamenti; mancati adeguamenti delle metodologie e regole internazionale: uso di formule improprie – generalmente di tipo pubblicitarie – nell’annuncio dei risultati[3].

Indescrivibile soprattutto l’atmosfera di reciproci sospetti che si era creata, spesso esitando in azioni improvvisate al di fuori dei protocolli, specie con il rifiuto di altri esami scientifici contemporanei[4] che potevano sortire in indesiderati controlli dei risultati dei Laboratori.

Ma se si può parlare di sensazione, per l’identità degli attori del confronto, da una parte Vaticano attraverso le sue agenzie (Pontificia Academia delle Scienze, Congregazione per la Dottrina della Fede, Custode della Sindone) e tre Università (Oxford, Tucson, Zurigo) + il British Museum, la questione ha assunto le proporzioni del caso storico. Da una parte una Committenza – che la cultura del sospetto indicava interessata ad ogni costo alla conferma dell’autenticità della Reliquia Universale[5], si fronteggiava con una comunità scientifica che aveva l’occasione di acquistare in notorietà e credito scientifico in campo internazionale.

Ma ciò che sconcerta è come le Autorità Ecclesiastiche e collaboratori abbiamo permesso che non ci fossero registrazioni né filmati dei prelievi: tutto rimaneva molto aleatorio, come evidenziato dalle incongruenze sui pesi e sulle misure dei tre campioni consegnati, contribuendo a generare il sospetto di sostituzioni e imprecisioni nella fornitura dei frammenti di teli di controllo. Che tra l’altro erano tutti riconoscibili da parte dei 3+1, fatto contrario al principio dell’esame alla cieca, come si spiegherà.

Tuttavia si pensava che la datazione del Carbonio 14 fosse una questione destinata a spegnersi come tante altri episodi storici, nonché in occasione di una mia piccola pubblicazione sulla Sindone nel 2017[6], ho avuto modo di appurare che ancora oggi presso i lettori si accenna ai risultati della radiodatazione come elemento di disturbo per l’autenticità del Sacro Telo. E come particolare non citato esaurientemente da parte dell’autore nella pubblicazione.

Ancora una volta, se pure ce ne fosse bisogno, si aveva la prova di quanto la diffusone di certe notizie – stressate anche dall’attesa per la particolarità del tema – fosse capace di lasciare segni indelebili di confusione e dubbi presso l’opinione pubblica.

Purtroppo non è la prima volta che un errore protragga le sue conseguenze nella storia di un monumento, di un evento, di un’opera artistica e quant’altro. Pensiamo alle sequele del giudizio morale di uno storico dell’arte, il Landerman, sulla percezione di uno dei più bei Portali Romanici del Sud d’Italia, per il suo linguaggio autenticamente medievale, quello della Cattedrale di Acerenza: eppure poteva essere sufficiente che lo studioso prima passasse dalla Chiesa di Saint Pierre del sec. XII, a Poiters, e di Notre Dame a Payroux, Poitou-Charente, dalla Chiesa della Visitazione della Vergine del sec XIII a Montberault, in Francia. E in Italia, dalla Chiesa di San Secondo, del sec. XII, a Cortazzone (AT), per dare un giudizio più illuminato su alcune espressioni dell’arte medievale.

È chiaro che rimangono sequele spesso indelebili soprattutto presso coloro che in fin dei conti non hanno grande interesse a capire e non cercano aggiornamenti e conferme sul tema, ma è pur vero che non tutti sono in grado di cercarseli e di procurarseli. Ed è a costoro che questo articolo è dedicato, come tentativo per permettere loro di sapere qualcosa in più, e non su Giulio Cesare o su Napoleone, di cui accettiamo tutto ciò che si scrive, che in fin dei conti, non scuotono più le coscienze, ma sulla storia di un Mistero, della Risurrezione di Cristo, la cui dimostrazione rimane veramente destabilizzante per una storia che in tutti i modi ha cercato e continua a cercare di farne a meno.

Come si è già detto, la vicenda è intricata. Ogni tentativo di riassumerla porta ad una incompletezza dei fatti, col rischio concreto di essere di parte oltre il lecito. Per questo la decisione di proporre ai lettori interessati alcuni testi che trattano l’argomento dei risultati della radiodatazione in modo sintetico ed esauriente.

Per il versante sindonologico, si consiglia l’articolo della prof.ssa E. Marinelli: una sintesi da considerare di riferimento, molto articolata, ricca di ben 253 note, segno della volontà di offrire citazioni sempre attendibili e verificabili , un tema da tenere sempre presente[7].

Per il versante dei 3+1, si invita a prendere visione di due lavori del prof. G. M. Rinaldi, esponente del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) dichiaratamente anti-sindone: prende minuziosamente in esame gli argomenti di parte dei sindonologi per cercare di smantellarne la consistenza.

Due le occasioni per gli interventi del Rinaldi: la prima è la contestazione da parte di alcuni statistici italiani e non – E. Brunati e R. Van Haelst – dei calcoli eseguiti dai 3+1 per dimostrare l’attendibilità della loro ricerca. Il testo di difesa dei risultati dei 3+1 del Rinaldi è solo per esperti di statistica, tanto da essere povero di note[8].

La seconda occasione è la produzione sul versante sindonologico di un documentario-denuncia di un complotto massonico anti-sindone sostenuto dalla regista F. Saracino: nei 67 minuti di durata, la regista propone molti argomenti a favore della sua tesi[9].

Le tesi sostenute dalla Saracino sono contestate dal Rinaldi in un testo con le sue 20 note e una bibliografia di 31 voci[10].

Il confronto delle date delle quattro pubblicazioni con la data ufficiale dei risultati della radiodatazione del Carbonio 14, l’ottobre del 1988, dà un’idea del livello di discussione e confronto ancora in atto. Il web comunque è ricco di letteratura sul tema.

Ovviamente, come già accennato, qui sarà riferito solo quanto può essere sufficiente a farsi un’idea di cosa può aver creato lo scontro fin dai primi accordi per la definizione del cosiddetto protocollo definitivo.

D’altra parte, si pensi per un attimo alla trama delle circostanze venutasi a creare: due industrie produttrici di apparecchiature diverse sicuramente in concorrenza fra di loro, carriere di docenti e personaggi del mondo scientifico, di chi doveva confermarsi o cercava di salire a posti di prestigio, associazioni – chiamiamole così – di personaggi che correvano il rischio di essere sconfessate dopo anni di proselitismo antiecclesiale … come si può pensare che si lasciasse alla scienza pura ed onesta la possibilità di cambiare in toto una cultura, stabilendo la verità su un reperto archeologico come la Sindone. Come non pensare al ricatto poi: qualsiasi rifiuto ormai della Chiesa sarebbe stato presentato come tentativo di non conoscere una incomoda verità sulla Sindone!

 

Un protocollo definitivo. Perché nel mondo scientifico una ricerca abbia valore e possa garantire risultati attendibili, deve essere condotta secondo un protocollo stabilito da accordi presi tra Committenza, che chiede l’esame, e l’Esecutore dell’indagine, affinché siano allontanati le possibilità di malpratica e sospetti reciproci.

Per capire in modo esplicito: gli Esecutori dovevano garantirsi che il Vaticano non potesse sostituire il pezzo di tessuto della Sindone con un altro sicuramente antico.

Il Vaticano a sua volta doveva garantirsi che gli Esecutori non facessero altrettanto, che eseguissero esami anche su controlli per un confronto dei risultati, che le indagini fossero eseguiti senza conoscere i pezzi su cui si lavorava ecc. .

Il 17 aprile 1988, in una lettera pubblicata dalla rivista Nature, il direttore scientifico del British Museum, M. S. Tite, riassumeva così il protocollo definitivo che sarebbe stato seguito:

  1. Sono stati scelti i laboratori di Oxford, Tucson, Zurigo.
  2. I tre laboratori riceveranno un campione a testa del peso di quaranta milligrammi; I tre campioni verranno prelevati in un solo punto del telo.
  3. Verranno presi tre campioni di controllo (di tessuti diversi la cui età era già nota) per ogni centro da tre fonti diverse
  4. I dodici campioni (tre della sindone e nove di controllo) saranno consegnati ai rappresentanti dei tre laboratori direttamente a Torino.
  5. Ogni operazione verrà filmata.
  6. Non ci sarà alcun confronto tra i risultati dei laboratori fino a quando questi non saranno definitivi.
  7. Il metodo di datazione proporzionale non sarà utilizzato perché richiede porzioni di tessuto maggiori dei milligrammi previsti.

Per dare ancora qualche elemento di valutazione delle argomentazioni al lettore, può essere opportuno parlare del protocollo degli studi per la sperimentazione di un farmaco nella terapia di una malattia.
Per evitare le possibili interferenze di interessi scientifici e di fattori anche psicologici – degli esecutori delle indagini e dei pazienti, il cosiddetto effetto placebo –, si usa il metodo di ricerca “a doppio cieco e in randomizzazione”, ovvero né il medico che dà il farmaco, né il paziente che lo riceve, deve conoscere il farmaco. L’effetto placebo è valutato confrontando i risultati in un gruppo di pazienti che ricevono compresse senza farmaco, La designazione dei pazienti che ricevono il farmaco o il placebo dev’essere random, cioè casuale. Ritornando al protocollo di cui si sono date le linee generali, c’erano poi diversi altri accordi circa il confronto dei risultati fra laboratori (non doveva avvenire), gli esami dovevano essere eseguiti in contemporanea e non in sequenza (per evitare che la conoscenza dei risultati potesse influenzarli reciprocamente), la comunicazione dei risultati doveva essere assicurata in primis alla Committenza, era negata la presenza di estranei alle indagini, ed altri ancora, pure richiesti abitualmente nelle indagini scientifiche.  

Altre anomalie procedurali e comportamenti sospetti. Oltre quelle a cui si è già accennato, nelle procedure sono state individuare diverse altre anomalie, anche sotto forma di pretese – tutte accettate obtorto collo dalla Committenza religiosa torinese – che costituiscono le basi del sospetto di un complotto:

la pretesa di essere presenti alla preparazione dei campioni, mentre per la tecnica “alla cieca” gli esecutori degli esami non dovevano presenziare: i 3+1 non si sono fidati di tutte le personalità scientifiche internazionali presenti;

il rifiuto di far presenziare degli osservatori di fiducia della Committenza torinese, agli esami nei tre diversi laboratori, concessione che pure non avrebbe costituito interferenza;

la mancata esecuzione dell’esami in contemporanea, per evitare influenze reciproche dei risultati, rischio ben noto nelle indagini internazionali;

il mancato invio dei dati grezzi degli esami alla Committenza, altra procedura d’obbligo in campo scientifico per garantire la trasparenza comportamentale dei laboratori, nonostante le ripetute richieste.

Di queste e altre anomalie – citarle tutte si va oltre l’economia e la leggibilità di questo articolo –, sono state inoltrate regolari e ripetute denunce, senza mai ricevere sufficienti risposte chiarificatrici ed assunzione di responsabilità da parte dei 3+1.

E di fronte a questo quadro così conflittuale, come si può evitare di pensare che si fosse formato una lobby per approfittare della circostanza? Qualcuno aveva assunto posizione di potere, in grado di condizionare le sorti delle vicende e soprattutto senza dover dare spiegazioni.

A favore di questa denuncia c’è da aggiungere un’altra considerazione di carattere etico: sembra assurdo che ben tre Università ed un grande Museo possano aver tollerato che delle proprie figure dirigenziali assumessero atteggiamenti anomali di fronte all’opinione scientifica internazionale, con conseguente discredito della propria immagine, se non ci fossero motivazioni superiori[11]: il fenomeno infatti può essere spiegato con la presenza di un controllo esterno, in un mondo accademico che si sostiene anche attraverso le sponsorizzazioni e le donazioni… se non è un “Crucifige!” questo! 

La grande bugia. I tre laboratori dovevano obbedire ad un principio di metodologia scientifica: l’attendibilità di un esame può essere misurata da indici ottenibili con calcoli statistici. Si richiedeva che questo indice non scendesse al disotto di una certa soglia minima accettata dalla comunità scientifica internazionale: il 5%.

Le cifre pubblicate sulla rivista scientifica internazionale Nature, firmate dai 3+1, indicavano che era stata raggiunta proprio quella soglia minima di attendibilità.

Già questo doveva destare dei sospetti pensando che un modesto errore di calcolo alla fonte avrebbe potuto portare la soglia al di sotto del valore minimo, entrando nell’area dell’ invalidità dei risultati, ma – “Crucifige!” –, non si poteva permettere questo!

I risultati del Laboratorio di Oxford avevano valori diversi rispetto agli altri due laboratori, ponendo a rischio un’altra condizione di validità della datazione: l’omogeneità dei risultati.

Trascurando il tema di cosa avesse potuto causare questa differenza a livello dei campioni di tessuto distribuiti fra i Laboratori, a livello pratico per rendere omogenei i risultati ed evitare ogni complicazione, era sufficiente intervenire con una loro modesta correzione.

Questo è quanto è stato messo in evidenza dall’ingegner E. Brunatti, un appassionato di Sindonologia: al ricalcolo sui dati riportati su Nature, mette in evidenza un errore di calcolo, inspiegabile, ma, fondamentale, quanto basta   per non scendere sotto la soglia del fatidico 5%[12].

La scoperta dell’errore è   confermata da un esperto belga, R. Van Haelst, e da due docenti di Matematica e Statistica dell’Università La Sapienza, L. Conti e L. De Giovanni: il massimo valore di validità dei testi raggiunti era dell’1%. quindi l’esame praticamente doveva essere dichiarato non valido. Bisognava ripeterlo, ma tutto il materiale era stato consumato: difficile pensare di pretenderne dell’altro dalla Committenza, quindi c’era il pericolo di vanificare tutto il lavoro e progetto dei 3+1. Invece il rimedio c’era: “Crucifige!”, la lobby dava comunque una datazione della Sindone, incuranti delle opinioni.

Ma nella scienza seria non ci si ferma. In un nuovo articolo altri personaggi come M. Riani (Università di Parma), G. Fanti (Università di Padova), F. Crosilla (Università di Udine) e A. C. Atkinson (London School of Economics) affrontano la questione con un’altra nuova tecnica di analisi detta di Statistica robusta. Ancora una volta, attraverso i grafici, si dimostra come ci sia stato un punto debole in uno dei tre laboratori, forse per la qualità dei frammenti toccati nella distribuzione. L’errore derivato si è trasferito nei calcoli successivi alterando, come si è detto, l’omogeneità dei risultati, da correggere ovviamente artificialmente per i motivi riferiti.[13]

In pratica, gli autori riportano le affermazioni di un altro ricercatore, P. E. Damon et al. (1988) che asseriva: “In altri termini, le 12 datazioni che sono state prodotte dai 3 laboratori non possono essere considerate come provenienti da un’unica ignota grandezza ed è quindi probabile la presenza di una contaminazione ambientale nel pezzetto di stoffa analizzato che ha agito in modo non uniforme, ma in modo lineare, aggiungendo un effetto sistematico non trascurabile[14].”

Una lettera di richiesta di spiegazioni di E. Brunatti sull’argomento alla allora nuova Direttrice del British, la dr.ssa Browman – succeduta al Tite ormai salito agli onori di un incarico accademico –, riceve una risposta quanto mai disarmante per il livello culturale che esprimeva:”Non sono una statistica e sono quindi solo in grado di dire che, qualsiasi possa essere stato l’errore commesso, esso è spiacevole. Ma si sarebbe dovuto commettere un errore molto più rilevante per cambiare in modo significativo i risultati che si sono ottenuti[15].

Cosa ne pensa il resto del mondo? Fin dagli inizi, il creatore del metodo della radiodatazione col Carbonio 14, W. F. Libby, nel 1955, aveva espresso i dubbi sui risultati di un esame per datare un oggetto di cui non erano noti i fattori ambientali del passato in cui l’oggetto da datare si fosse trovato.

Queste indicazioni sembrano calzare con la storia della Sindone di Torino, reperto archeologico che lungi dall’essere come un vaso antico ben custodito in una tomba, aveva subito le manipolazioni di oltre 50 ostensioni da quando era giunta in Francia. Era stata tra l’altro oggetto di diverse riproduzioni da parte di pittori, con il rito del contatto per trasferire alle copie la sacralità dell’originale. Tra l’altro, il Telo aveva subito un incendio nel 1532 a Chambery nella cappella dei Savoia, era stata toccata dalle mani delle suore clarisse di Chambery per le riparazioni.

Così fin dall’inizio delle trattative, in molti denunciavano che ogni tipo di esame poteva essere inficiato da diversi fattori di contaminazione. Questo il motivo per l’opportunità di usare tecniche diverse[16], principio rifiutato. Invece nella prassi normale i risultati di un test di radiodatazione col Carbonio 14 non vengono presi in considerazione se non coincidono con i risultati ottenuti da altri esami: è capitato infatti in passato che il test avesse dato dei risultati palesemente errati o senza senso, come datazioni future[17] nella valutazione di un corno vichingo datato al 2006, proprio nel Laboratorio di Tucson (Arizona). Tutti questi elementi, ben noti, dovevano essere tenuti in considerazione sull’opportunità di seguire determinate procedure soprattutto nel prelievo dei campioni, nonché nell’annuncio delle conclusioni, così come avviene normalmente in campo scientifico.

A proposito poi delle denunce di irregolarità nell’applicazione del protocollo, P. Bourcie de Carbone, un esperto di radiodatazione, di caratura internazionale, elenca ben 15 punti di anomalia nella vicenda. Oltre quelle sinteticamente prima riportate, un’altra violazione importante è stato il rifiuto di consegnare al prof. A. Bray dell’Ist. “Colonnetti” di Torino, collaboratore della Diocesi , la copia dell’elaborazione statistica[18]. Viva la reazione dello scienziato: “Una tale constatazione di carenze rimane completamente inusitata nel quadro di un dibattito autenticamente scientifico e non si può deplorare questa deroga alla deontologia usuale[19].

Con un’altra denuncia gli fa eco un ricercatore americano, D. Porter, quando a proposito della complessiva conduzione della radiodatazione della Sindone, afferma che si tratta “del più grande errore di sempre nella datazione al radiocarbonio[20].

Ma va dato uno sguardo anche alle sfumature delle conclusioni di C. Ramsey,  responsabile del Laboratorio di Oxford. Nel suo intervento nel documentario del secondo canale della BBC andato in onda il Sabato Santo (!) del 2008 in occasione del 20° anniversario della radiodatazione – ma non si fa questo per avvenimenti di un certo rilievo? – ha affermato : “… ci sono molte altre prove che suggeriscono a molti che la Sindone è più vecchia di quanto le date del radiocarboniano lo consentano e quindi sono necessarie ulteriori ricerche. È importante continuare a testare la precisione dei test del radiocarbonio originale, come già stiamo facendo. È altrettanto importante che gli esperti valutino e reinterpretino alcune delle altre prove. Solo così le persone saranno in grado di arrivare a una storia coerente della Sindone che tenga conto e spieghi tutte le informazioni scientifiche e storiche disponibili.”[21]

Non si riesce però ancora a comprendere su cosa si basi l’autorità del Rinaldi nel definire autentiche le posizioni dei 3+1, mentre non accetta le osservazioni di un altro autorevole studioso, J. Jackson, un veterano della sindonologia americana, a proposito di una possibile causa dell’errata datazione: l’inquinamento dei campioni da monossido di carbonio, gas che si libera in caso di un incendio come quello di Chambery del 1532.

È vero che i primi risultati dei test effettuati per misurare gli effetti del monossido su tessuti nuovi hanno dato risultati negativi, ma questa è l’occasione per ripagare gli esponenti del CICAP (Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) della stessa moneta del sospetto: i testi sono stati eseguiti dallo stesso C. Ramsey nel suo laboratorio di Oxford. E dopo tutta la vicenda dai risvolti così poco chiari della radiodatazione del 1988, come non pensare che si insiste ancora una volta su uno stesso errore procedurale dove il controllato diventa controllore di se stesso: forse l’errore è sistematico da quelle parti.

E questo messaggio è stato interpretato dalla stampa italiana ed estera come un’ammissione del C. Ramsey dei suoi dubbi sull’attendibilità dei risultati dei 3+1. A questa interpretazione, come c’era da aspettarsi, ha reagito il CICAP, definendo il tutto un equivoco della stampa intaliana ed estera, non si comprende con quali argomentazioni… purtroppo “chi di spada ferisce”, prof. Rinaldi, “di spada perisce.”

Ritorniamo al “Crucifige!” di Jacopone. Per chi scrive, ci si potrebbe fermare qui: le argomentazioni sono tali e tante che aggiungere dell’altra cronaca minuziosa come quella della prof.ssa Marinelli, non cambierebbe di molto il senso della questione.

Qualcuno, però, potrebbe domandarsi: c’è abbastanza per evocare metaforicamente il grido del popolo della lauda di Jacopone, con tutti i suoi possibili significati?

Si può rispondere che tutto dipende dall’animo con cui si vuole continuare a guardare ai fatti descritti.

Se si pensa che tutto possa essere interpretato come un qualsiasi episodio di conflitto fra scuole scientifiche diverse, allora non serve continuare: questo è un atteggiamento definibile di tipo qualunquistico, forse anche di comodo. Ma se si pensa ad una trama ordita con la prepotenza di chi nega ogni principio etico, considerando l’importanza della tematica in questione e quanto è stato tramato per infangarla, sì, allora si può continuare a ripagare i personaggi, qui con l’ appropriata moneta della metafora.

Così se si vuole parlare di mercimonio, dei trenta denari, almeno di quelli circolati alla luce del giorno, bene, allora si deve riferire di un investimento economico e in apologetica nera già in atto durante la radiodatazione: un reverendo protestante britannico, da sempre avversario della tesi dell’autenticità, pochi giorni dopo l’esito degli esami era già in grado di presentarsi nelle librerie inglesi con un’opera, “La Sindone smascherata”: che scoop![22]

È ancora la E. Marinelli che offre altri appunti più diretti: il dr. E. Hall, archeologo e storico, direttore del Laboratorio di Ricerche archeologiche dell’Università di Oxford, vende per 100.000 sterline alla ITV, un’emittente rivale della BBC, i risultati. Riceve poi anche un milione di sterline da 45 uomini di affari per mantenere in piedi la cattedra che verrà occupata, guarda caso!, da Tite, il garante per l’adesione ai protocolli per i 3 Laboratori[23].

Volendo, c’è anche la figura di un Giuda. un membro dello STURP americano (Associazione internazionale prosindone) con l’annuncio in prima pagina dei risultati dei 3+1 già prima che fossero portati a conoscenza della Committenza, secondo il protocollo pattuito: quale altra prova che la radiodatazione era diventata un albero della cuccagna dove tutti volevano arrampicarsi per accaparrarsi la propria quota di interessi[24].

 

Anche il dr. E. Hall si può definire in un certo senso, il Giuda pentito: tredici anni prima aveva sollecitato la datazione della Sindone, e nel 1988 riesce a raggiungere il suo scopo. Ma alla fine, alle reazioni del prof. F. Gonella, collaboratore della Committenza religiosa, annuncia: “Le scrivo per chiarire che personalmente non ritengo che il risultato della datazione radiocarbonica della Sindone di Torino dimostri che la Sindone è un falso[25]. Nella stessa lettera poi si scusa del fatto che i media avevano insistito sulla definizione di falso dopo le sue interviste, amplificando il concetto. Questo in attesa che a Londra nel 1999 organizzasse una mostra sull’arte della frode in campo artistico ed archeologico, con un’ immagine della Sindone in primo piano: per lui era il caso per eccellenza, in cui le nuove tecniche scientifiche avevano svelato l’intrigo[26]: il caro prof. All non si è reso conto che per la prima volta, senza volerlo e saperlo, diceva la verità.

 

Conclusioni. Dov’è la verità? Si è autorizzati a chiederselo. Ed ognuno si risponda secondo scienza e coscienza: dell’una e dell’altra fino ad ora se n’ è stata registrata poca, in determinati ambienti. O forse, senza voler cedere alla tentazione del complotto, non era proprio la verità che si intendeva cercare da parte della lobby dei 3+1: in questo senso si può registrare una coerenza di condotta.

Dalle vicende, fatte di intrecci di situazioni e circostanze non proprio corrette e trasparenti, nonostante i tentativi di far passare il tutto (vedi il Rinaldi) come un confrontarsi di titani in un comune episodio di ricerca scientifica, è difficile non pensare che l’obiettivo non fosse la radiodatazione della Sindone in sé: qualcuno avrebbe tenuto ben altri comportamenti più confacenti alla propria dignità professionale e scientifica a livello internazionale.

Allora si deve concludere che lo scopo era più semplice di quanto si possa pensare: fare rumore al negativo, confondere le idee, insinuare, creare dubbi e sospetti nell’opinione pubblica. È di questo che si accontentano coloro che non credono, non vogliono o non possono farlo: insinuare il sospetto verso una realtà storica altamente destabilizzante, la Sindone, se se ne accettasse universalmente e definitivamente tutta la sua verità.

Alla base di certe situazioni è evidente che non c’è un chiaro interesse culturale e scientifico, se non quello reindirizzato verso interessi privati, di sola obbedienza ad una ideologia, spesso anche sponsorizzata – “Crucifige!”– , l’unica spiegazione del perché si continui a negare l’evidenza della concordanza di centinaia di altri esami con esiti positivi, eseguiti da altre autorità del mondo della scienza: nessun altro reperto archeologico è stato sottoposto ad una tale quantità di indagini come il Telo di Torino.

Ma il seminare il dubbio merita dei sacrifici: il rifiuto della logica e la scelta della contraddizione, non interessa poi se si violenta la propria dignità e l’altrui intelligenza.

Ma serve sapere tutto questo? La risposta è semplice: ogni cristiano deve sapere che anche l’argomento sindonico, come tanti, è l’occasione giusta per chi ha come scopo professionale o ideologico, di tessere una campagna denigratoria contro la religiosità e i suoi derivati: l’uomo religioso non ha risolto in età adulta i temi di insicurezza infantile, e per questo cerca l’appoggio esterno da sé nell’idea religiosa dell’esistenza di un dio[27]. E generalmente tende ad esser di un livello intellettivo inferiore al laico.

Ovviamente, già quanto si è riferito fin qui, lascia pensare che, se fosse vero, ben altri possano essere i meccanismi per cui i laici occupino livelli sociali superiori, ma in fin dei conti, si può concludere anche che gli altri, uomini di fede e non, soprattutto nella questione sindonica, si rifanno all’evidenza dei fatti, non intrigano, fanno scienza, obiettivo che è venuto meno dall’altra parte. Forse anche loro con l’aiuto di un appoggio esterno… e allora l’immaturità psico-cognitiva, dov’è?

 

Note bibliografche.

[1] E. Marinelli, L. Zorbini, La Sindone, Storia e misteri, Odya, 2017

[2] Fu posto il divieto di presenziare agli esperti della Committenza agli esami, il che poneva le basi di un sospetto di scambi di frammenti da datare.

[3] L’annuncio sulla rivista scientifica internazionale Nature del 16 febbraio 1989 indica categoricamente come conclusivi i risultati dei 3+1, con un’ostentazione irritante e stupidamente antiscientifica di sicurezza del proprio operato, quasi un “concludiamola qui”. E. Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012 , pag. 11

[4] Nel settembre – ottobre del   1986 si riunì una commissione dove, al posto di una indagine multidisciplinare come proposta dal prof. Gonella, consulente della Committenza, si impose la sola radiodatazione per insistenza di un esperto, il prof. Gove.

[5] Il sospetto di brogli del Vaticano fu messo per iscritto da D. Dutton. D.Dutton, the Shroud of Turine, in Nature, 332, (6162 (1988), pag. 300; in E. Marinelli, Lo scenario della datazione

[6] N.Partipilo “E voi, chi dite che io sia?”, ed. Vivere in, Monopoli, 2017

[7] E. Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012

[8] G. M. Rinaldi, La statistica della datazione della Sindone, 2012      sindone.weebly.com/uploads/1/2/2/0/1220953/nature_statistica.pdf

[9] F. Saracino, La notte della Sindone, Medusa Home Entertainment, 2013, https://www.ibs.it/notte-della-sindone-film-francesca-saracino/e/5051891087873#

[10] G. M. Rinaldi, La notte della Sindone: il documentario di Francesca saracino, Parte 1: le accuse di complotto,

gennaio 2013; sindone.weebly.com/uploads/1/2/2/0/1220953/notte_complottopart_1.pdf

[11] M. Tosatti Inchiesta sulla Sindone, Piemme, 2009

[12] Ernesto Brunatti-Altro che rammendi: la datazione è tutta un falso, collegamento pro-Sindone, maggio 2005,

www.sindone.info/BRUNATI1.PDF

[13] Statistica robusta e radiodatazione della Sindone, Tratto da Sis-Magazine http://www.sis-statistica.it/magazine

[14] Ibidem

[15] Ernesto Brunatti-Altro che rammendi: la datazione è tutta un falso, collegamento pro-Sindone, maggio 2005,

www.sindone.info/BRUNATI1.PDF

[16] R.A. Johnson, J.J. Stipp, A.M. Tamers, G. Bonani, W. Wolfly: Archaeologic sherd dathing: comparison of thermoluminescence dates with radiocarbonic dates by beta counting and accelerator techniques, in Radiocarbon 28,   2 A (1986), pag. 719-25; da E. Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012, pag. 3

[17] http://it.cathopedia.org/wiki/Esame_del_carbonio_14_sulla_Sindone#cite_note-22

[18] E. Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012, pag. 16

[19] P. Bourcie de Carbone, Bilan du Symposium Scientifique Internationale de 1989, già citata, da E. Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012 pag. 16

[20] http://rdyork.blogspot.it/2009/04/sindone-libro-individua-errore-in.html

[21] Christopher Ramsey (March 2008), The Shroud of Turin, http://c14.arch.ox.ac.uk/shroud.html da G. M. Rinaldi, Caso Ramsey: disinformazione a oltranza: Un aggiornamento sulle presunte nuove prove che dimostrerebbero l’inconsistenza scientifica della datazione della Sindone;  Scienza & Paranormale N. 81    https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=273769

[22] E. Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012 pag. 11

[23] ibidem pag 13

[24] Ibidem pag.12

[25] ibidem pag.13-15

[26] Marinelli, Lo scenario della datazione radiocarbonica della Sindone, Valencia, 28-30 2012 pag 13-15

[27] F. Fabbro. Neuropsicologia dell’esperienza religiosa, Casa editrice Astrolabio, Roma 2010, pag. 316-17

 

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