Spiritus loci…… in Acheruntia

Emiliano Negro, un giovane cantautore, venuto da Roma sulle tracce dell’Imperatore Giuliano l’Apostata. Sarà suo il busto custodito nel Museo di Acerenza? In attesa che apra il museo, entra nell’Auditorium dedicato al maestro Rocco Cristiano. E la musica gli sale dall’anima, lo avvolge e sembra rompere l’incantato silenzio di questo borgo. Poi le voci di alcuni degli indigeni. Qualcuno gli parla della civiltà contadina, qualcun altro gli parla di musica, di arte, di libri. Poi una citazione latina: “spiritus loci”. Finalmente la folgorazione! Sarà questo il titolo del suo CD, la voce della sua anima.

LA COMUNIONE – Una meditazione all’ombra di una cattedrale medioevale

LA SFINGE DI TEBE. Un antico adagio sconsiglia la comunicazione per concentrare tutte le proprie energie nell’azione. In realtà il sistema pensiero-azione è un processo che implica il passaggio da una fase ideativa, che impegna il pensiero, ad una fase attuativa, che impegna il corpo nell’agire. Porre un punto di domanda in attesa della risposta, equivale a bloccare con uno […]

TELEMACO EDIZIONI ADERISCE AL PROGETTO ASSOCIATIVO DEL MEDIO BRADANO

Che tristezza affacciarsi ad un balcone di Acerenza e vedere i fianchi delle nostre colline incolte, i borghi che si distendono a valle appaiono come presepi dismessi, senza pastori. Non c’é più la stella cometa. Sulla pianura si staglia minacciosa l’ombra del castello di Erode. Dalle antiche terre della Magna Grecia arriva irregolare il ψύχω (soffio, respiro). La nostra terra […]

LA SINDONE E IL SUO VALORE DELL’ESSERCI – Due semplici riflessioni sul Sacro Telo di Torino

  Se la Sindone non fosse esistita, cosa avrebbe perso il mondo?   In linea di massima,  l’assenza del Sacro Lenzuolo nella storia umana recente non avrebbe comportato nessuno elemento negativo per il Cristiano: se l’individuo crede, sa e ha già tutto, non ha bisogno della reliquia per il credere in sé. Nel caso specifico della Sindone di Torino, forse […]

L’orto di Cristo

Il mezzogiorno, é noto, é una terra potenzialmente ricca, dispone di un grande patrimonio naturalistico e ambientale, di risorse artistiche ancora tutte da studiare, ha svolto ruoli da protagonista nella storia d’Italia e d’Europa. Tuttavia la nostra maggiore risorsa é il cuore e l’intelligenza della nostra gente. Ricchezza che ahimè le nostre comunità regionali non riescono a valorizzare. Di conseguenza i nostri giovani sono dispersi per il mondo, di conseguenza il nostro territorio appare inesorabilmente destinato alla desertificazione e i nostri borghi all’abbandono.

Il teriantropo della Cattedrale e l’angolo facciale di Camper

Il termine teriantropo deriva dal greco therion, “animale selvaggio” e antropos “uomo” e ci rimanda  al mito di  Zeus che trasformò il re Licon di Arcadia in un lupo furioso. Una delle prime testimonianze storiche di teriantropia  giunge dall’antico Egitto dove era usuale la rappresentazione degli Dei in parte in forma umana  in parte animale. Il dio Anubi, protettore della […]

SUGGESTIONI NEOTENICHE AD ACERENZA

Nicodemo gli disse: Come può essere generato un uomo già vecchio? Può forse ritornare nel grembo della madre e nascere? (Giovanni 3,4) La progressiva umanizzazione delle testine nella cripta della cattedrale non termina semplicemente  con la formazione di un volto umano ma sembra seguire un  percorso ontogenetico a ritroso involvendo verso un volto infantile.  Il prodotto di questo “processo neotenico” sembra  infatti il […]

Le radici biologiche e culturali del razzismo

16 maggio 2014 Una recente ricerca pubblicata sulla rivista “Nature Neuroscience”(1) ha dimostrato che nel cervello di individui messi a contatto con gruppi etnici differenti dal proprio, si attiva l’amigdala: nucleo cerebrale specializzato in emozioni a carattere negativo (paura, disgusto). Se i soggetti sono però educati al rispetto e alla convivenza con individui etnicamente diversi, dopo un millesimo di secondo […]

In Biblioteca sulle tracce del nibbio (Dott. Angelo Schiavone)

Nel suo articolo “Il nibbio, uno dei più antichi elementi che caratterizzano l’identità di Acerenza”, Donato Pepe evoca la figura di Orazio “affascinato dal volo maestoso dei rapaci che allora come oggi solcano il cielo di Acerenza”. Altri autori latini furono interessati a questo nobile rapace. Ovidio nel descrivere una costellazione, narrò nei “Fasti” come il nibbio fu posto nel cielo stellato.
“Vi era un mostro che chi ne avesse bruciate le viscere poteva vincere gli eterni dei, Saturno l’uccise e già stava per darne le viscere alle fiamme quando Giove ordinò che le rapissero gli uccelli. Le portò il Nibbio che ebbe in premio il cielo”.