In Biblioteca sulle tracce del nibbio (Dott. Angelo Schiavone)


Nel suo articolo “Il nibbio, uno dei più antichi elementi che caratterizzano l’identità di Acerenza”, Donato Pepe evoca la figura di Orazio “affascinato dal volo maestoso dei rapaci che allora come oggi solcano il cielo di Acerenza”. Altri autori latini furono interessati a questo nobile rapace. Ovidio nel descrivere una costellazione, narrò nei “Fasti” come il nibbio fu posto nel cielo stellato.
“Vi era un mostro che chi ne avesse bruciate le viscere poteva vincere gli eterni dei, Saturno l’uccise e già stava per darne le viscere alle fiamme quando Giove ordinò che le rapissero gli uccelli. Le portò il Nibbio che ebbe in premio il cielo”.

Presentato all’UniTre di Genzano di Lucania “La Divinaccia”, seconda pubblicazione di Nina Barile

Con la Divinaccia, la Barile, ha voluto dare seguito ai “Fattaridd”, affidando stavolta al linguaggio, piuttosto che a personaggi esemplari, il compito di narrare l’ ‘epopea’ in cui ha speso il fulcro della suo esistenza.
Basti una terzina a chiarire il senso dell’opera: “ Era la prim’ora du matin/ Qualche stèlle ancore stacij appecciate,/ Non me parije abbunghiann d’aria fine. (Erano le prime ore del mattino/ Qualche stella ancora brillava/ Non riuscivo a saziarmi dell’aria sana e sottile.)

I neuroni Gandhi (dott. Angelo Schiavone)

Peculiare dell’uomo è il sentimento della compassione cioè “quel moto dell’animo che ci fa sentire dispiacere o dolore dei mali altrui, quali li soffrissimo noi”. Per provare questo sentimento bisogna calarsi nella mente altrui ed abbandonare la prospettiva egocentrica, bisogna cioè mettersi all’ascolto.

Ascoltare non vuol dire semplicemente percepire suoni o parole ma, come ci insegna Plutarco nel suo “De recta ratione audendi” , disporsi anche fisicamente ad accogliere il pensiero altrui, stare seduti senza pose rilassate o scomposte, tenere il busto eretto e lo sguardo fisso su chi sta parlando, prestare attenzione con una espressione del volto che non lasci trasparire distrazioni, arroganza o insofferenza.

La Cattedrale di Acerenza (Donato Pepe)

Se proviamo a consultare l’Enciclopedia dell’Arte Medievale di G. Arnaldi, troviamo che il significato della parola chiesa è riconducibile in primo luogo alla comunità dei credenti che vivono all’interno di un determinato contesto civile poi, dopo l’editto di Costantino, lo spettro semantico si allarga per includere anche l’edificio che ha la funzione di accogliere il momento assembleare di quella comunità.

La Chiesa rupestre di San Michele Arcangelo ad Acerenza (Angelo Schiavone)

La grotta di Acerenza, come tutte le caverne e chiese lucane dedicate a san Michele Arcangelo, è orientata a nord-ovest cioè verso il Gargano a testimonianza della stretta relazione con quel culto (G. Otranto, F. Raguso, M. D’Agostino. S. Michele Arcangelo dal Gargano ai confini Apulo-Lucani).
Nella grotta è ancora conservata una statua lignea raffigurante il santo, opera dell’artigiano acheruntino Angelo Maria Marmo detto “Furnaciar”.<

Acerenza, il silenzio e le sirene di Angelo Schiavone

Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine”.
Fu alla ricerca di questo silenzio che tre anni fa, su invito di un mio caro amico che aveva acquistato casa ad Acerenza, mi ritrovai a passeggiare per le stradine del centro storico. Sul cornicione della Cattedrale una Sirena bicaudata attrasse la mia attenzione.

Sirena era il nome, nella Grecia antica, con cui venivano chiamate le ragazze vergini che si rifiutavano di donare la loro purezza agli Dei e che per questo furono trasformate in uccelli col volto di donna.

Presentazione del romanzo “La donna di rugiata” di Gianrocco Guerriero

“La donna di rugiada” come genere letterario risponde a tutti i requisiti del romanzo storico ma se vogliamo è qualcosa di più che un romanzo; è un poema alla femminilità che ci racconta o ci svela come l’esperienza umana si anima solo se illuminata da eros perché dove non c’è amore, non c’è luce, non c’è vita.
Da questo momento,cari lettori, “La donna di rugiada” vi appartiene. L’editore e l’autore hanno una sola speranza che venga accolto con benevolenza, entri nella sensibilità e nella cultura di questo territorio per dare a tutti un senso di leggerezza e di gioia.

“Vivere senza memoria” di Angelo Schiavone

Un’interessante riflessione sulla funzionalità mnestica correlata con i meccanismi dell’oblio. La memoria ci consente di mantenere traccia delle nostre esperienze di vita e delle esprienze dei nostri avi a fondamento della nostra cultura e della nostra identità personale e sociale. L’oblio ci consente di alleggerire il nostro magazzino dei ricordi per una più facile gestione dello stesso, ma ci consente anche attraverso la funzione di rimozione di liberarci di tracce tossiche o destrutturanti.
Cosa succede quando in situazioni patologiche queste funzioni vengono compromesse?

Patrioti e vicende brigantesche – Genzano di Basilicata nel Risorgimento.


E’ stato presentato presso il Liceo Scientifico di Genzano di Lucania, l’ultima fatica letteraria del Prof. Guglielmucci Vincenzo dal titolo “Patrioti e vicende brigantesche – Genzano di Basilicata nel Risorgimento” edito da Telemaco Edizioni.
Moderatore della manifestazione è stato il Preside Michele Marotta che ha aperto con un video di Bennato dedicato a Ninco Nanco.

Mons. Giuseppe Vairo Il sequestrato di Dio

Il giornalista Edmondo Soave, autore del libro “Mons. Giuseppe Vairo – Il sequestrato di Dio” rileva come nel periodo in cui il futuro vescovo si formava nei seminari di Cosenza e di Reggio Calabria: “c’era … una questione meridionale anche nella Chiesa.” Il clero, debole sotto il profilo culturale, non autonomo sotto il profilo economico, rimaneva in qualche modo impigliato nella tradizione della chiesa ricettizia asservita al nobilato locale.