Acerenza, il silenzio e le sirene di Angelo Schiavone

Durante la visita pastorale alla Certosa di Serra san Bruno, tenutasi il 9 ottobre 2011, Papa Benedetto XVI in occasione della celebrazione dei vespri ha pronunciato le seguenti parole: “Il progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, ha reso la vita dell’uomo più confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa. Le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte. Negli ultimi decenni, poi, lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la virtualità che rischia di dominare sulla realtà. Sempre più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera. I più giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto. Si tratta di una tendenza che è sempre esistita, specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più sviluppati, ma oggi essa ha raggiunto un livello tale da far parlare di mutazione antropologica. Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine”.
Fu alla ricerca di questo silenzio che tre anni fa, su invito di un mio caro amico che aveva acquistato casa ad Acerenza, mi ritrovai a passeggiare per le stradine del centro storico. Sul cornicione della Cattedrale una Sirena bicaudata attrasse la mia attenzione.

Sirena era il nome, nella Grecia antica, con cui venivano chiamate le ragazze vergini che si rifiutavano di donare la loro purezza agli Dei e che per questo furono trasformate in uccelli col volto di donna. Col cristianesimo si reinterpretarono vecchi miti per cui Ulisse, alle prese con le sirene era colui che resisteva alle tentazioni e alle vane lusinghe, in modo simile a Gesù che aveva resistito alle suggestioni del diavolo.

In epoca medievale (vedi Liber Monstrum) , le sirene assunsero l’aspetto tipico con una coda di pesce. Successivamente la coda si biforcò rappresentando la duplicità della natura umana (una parte esprime il male, l’altra il bene). Assorto in questa riflessione scesi nella cripta dove il silenzio assunse caratteri tombali. Qui vidi la sirena bicaudata.

(Anfora rinvenuta a Paestum, dipinta da Python IV secolo a.c., conservata nel Staatliche Museen a Berlino)

Avendo in mente l’Ulisse omerico ho sempre legato la figura della sirena al mare, al rumore delle onde e al canto.
Dice Circe ad Ulisse:

Alle Sirene giungerai da prima,
che affascìnan chiunque i lidi loro
con la sua prora veleggiando tocca.
Chiunque i lidi incautamente afferra
delle Sirene, e n’ode il canto, a lui
né la sposa fedel, né i cari figli
verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
mandano un canto dalle argute labbra,
che alletta il passeggier: ma non lontano
d’ossa d’umani putrefatti corpi
e di pelli marcite, un monte s’alza.

Che ci facevano due sirene ad Acerenza, in un luogo montano e privo di rumori?
Rainer Maria Rilke con la poesia “L’isola delle sirene” ci introduce in questo mondo popolato da creature silenziose.

Quando ai suoi ospiti che domandavano,
alla fine del loro giorno, dei
suoi viaggi sul mare e dei pericoli,
tranquillo raccontava, non sapeva

mai come spaventarli e quali forti
parole usare perché come lui
nell’azzurro pacifico arcipelago
vedessero il dorato colore di quell’isole

la cui vista fa sì che muti volto
il pericolo, e non è più nel rombo,
non nel tumulto come sempre era;
ma senza suono assale i marinai

i quali sanno che là su quell’isole
dorate qualche volta s’ode un canto,
ed alla cieca premono sui remi,
come accerchiati

da quel silenzio che tutto lo spazio
immenso ha in sé e nelle orecchie spira
quasi fosse la faccia opposta del silenzio
il canto cui nessun uomo resiste.

Anche Kafka in un mirabile racconto afferma che Ulisse “udì il loro silenzio, credette che cantassero e immaginò che lui solo fosse preservato dall’udirle”. Per Kafka le sirene non cantarono e forse il loro silenzio rappresenta lo smarrimento dell’uomo in un mondo in cui la voce di Dio non si riesce ad ascoltare perché sopraffatta dal rumore di fondo. Venite allora ad Acerenza, visitate la sua cattedrale e forse, mettendovi all’ascolto in compagnia di esseri così silenziosi, udirete la Sua voce.

Angelo Schiavone

Per chi voglia immergersi nel mondo fantastico delle sirene consiglio le seguenti letture:

Leggenda dell’Amore: Mergellina, da “Leggende Napoletane” (1881) di Matilde Serao,
Lighea di Tomasi di Lampedusa ( Feltrinelli 1961)
Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri (Sellerio, 2007)
Il silenzio delle sirene, Franz Kafka (1917)

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