Perchè delle pigne su una Croce astile? Una riflessione sull’umanesimo cristiano.


Nel 2015 da Firenze, luogo simbolo del Rinascimento della cultura e dell’arte,  la CEI lancia all’Italia, all’Europa e al mondo, un forte stimolo di riflessione In Gesù Cristo il nuovo umanesimo.

   Il termine umanesimo, qui non è riferito ad un momento storico né ad un determinato sistema di pensiero ma incarna efficacemente l’essenzialità della pastorale di Papa Francesco in continuità con l’insegnamento di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, nella linea della Gaudium et Spes: ove si legge “tutto quanto esiste sulla Terra deve esser riferito all’uomo, come a suo centro e a suo vertice[1]“.

   Del resto già Paolo VI qualche anni prima aveva detto con tono profetico alle Nazioni Unite: “… questo aspetto dell’ONU è il più bello… è l’ideale dell’Umanità pellegrina nel tempo; è la speranza migliore del mondo[2]“.  

   Basta fare quattro passi lungo il deambulatorio della Cattedrale di Acerenza per scoprire come Cristo: l’uomo nuovo che fa nuove tutte le cose[3], pone le basi dell’antropologia. Già nell’alto medioevo appariva dunque chiaro[4] come l’uomo non possa attribuire a se stesso la santità di Dio ma trova in essa il modello sul quale orientare e riconoscere la propria origine ed il proprio destino[5]. Sotto le arcate che delimitano il presbiterio della cattedrale di Acerenza sono affrescati degli uccelli che prendono frutta da  alcuni vassoi. Gli uccelli richiamano la sacralità del cielo,  denotano il luogo sacro. La cattedrale infatti è il luogo del Mistero di Cristo,  al quale rimanda l’ibis, uccello sacro dei Culti Misterici egizi, e di tutto il Mediterraneo ellenistico (IV-IIIsec.- a.C.-II sec. d. C.). L’ibis che assume frutta è l’iniziato che raggiunge le delizie dello stato divino, anzi è il segno del Grande Iniziato alla condizione di Dio: Cristo. Di lui profetizza la sacra Scrittura: “Il mio servo avrà successo[6].

   La suggestione del “successo” riferito a Cristo è  tratta  dal volume “Telestai”, del prof. Cesare Mariano recensito dal nostro blog.   E’ il “compimento” della missione di Cristo, tèlos.  Non è fuori luogo, riconoscere nell’imitazione di Cristo, la via maestra dell’autentica promozione umana, il successo in progress, ancora incompiuto nell’uomo, si persegue grazie alla fecondità pastorale della Chiesa.    

   L’ideale approccio acheruntino al tema ci induce ad approfondire lo studio dell’iconografia della Cattedrale  a partire dagli affreschi sopra citati, ove troviamo ibis sacri, il fuoco sacro dei riti mitraici  riproposti dall’imperatore Giuliano l’Apostata, fino a giungere al ripudio di tutte le nefandezze del peccato di cui sono simbolo eloquente  le arpie del re Fineo, per giungere poi alla contemplazione del crocifisso astile, conservato nel Museo Diocesano, decorato con pigne alle terminazioni della croce[7]. Come la pigna dopo la caduta dall’albero padre rilascia pinoli di vita futura, così il compimento del Sacrificio di Cristo si realizza nella redenzione dell’uomo emancipato da ogni forma di peccato. Se poi ci addentriamo nell’entroterra materana potremmo ancor oggi cogliere tracce del culto dionisiaco nel carnevale di alcuni centri dell’Appennino lucano dove si ostentano, pigne, bastoni (tirsi rituali), costumi con edera, quasi a facilitare un “passaggio di testimone” tra il dio greco prima perseguitato dalla volubilità umana e poi esaltato e il Cristo prima messo in croce poi risorto.  Se poi scendiamo nella  cripta della cattedrale tra i vari simboli emerge chiaro, non metaforico né criptato, l’Ecce Homo. Si tratta di un noto bassorilievo in pietra del Christus patiens, già sofferente alla colonna della flagellazione quindi ostentato nella gloria della SS. Trinità  sulla pala del Rosario nel transetto destro, curiosa epifania, è l’anello mancante per comprendere il Cristo che davanti a Pilato afferma la sua divinità.  A questa luce anche i miti ellenici sembrano partecipare del dono della profezia. Dioniso processato, perché si fa carico di tutte le contraddizione  della ancora incompiuta civiltà umana, in seguito tornato forte, come toro che rigenera la natura.    

   Il vangelo di Giovanni illumina questo racconto. Il processo, e la Passione di Nostro Signore dispiega  la nostra mente alla comprensione delle icone sacre e  rende fecondo di verità e di fede l’immaginario collettivo della pietà popolare. Un padre della Chiesa, san Clemente Alessandrino, testimoniava come gli antichi avessero già intuito la verità divina da disvelare in un confronto doloroso, contraddittorio, con finale capovolgimento della sorte.   E’ un Padre della Chiesa antica ad insegnarlo. Egli stesso indica poi nel teatro religioso greco l’anticipazione di quanto in seguito i Vangeli hanno testimoniato di Cristo.  

   L’Antico Testamento ha significative relazioni con la tradizione religiosa del Mediterraneo. Oggi, negli studi di antropologia religiosa affiorano interessanti relazioni tra i Salmi e le coeve composizioni pagane e con la maestosa sacralità dei templi greci[8].  I racconti dei Vangeli non temono le somiglianze con il culto dionisiaco, anzi, eventuali allusioni facilitano il passaggio della novità evangelica e ne mostrano la ragionevolezza.  


[1] Gaudium et Spes  n. 12

[2] L’Osservatore Romano 6.10.1965 p.4

[3] “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5)

[4] Lo testimoniano l’iconografia delle grandi cattedrali medievali nonché il magistero dei padri della Chiesa.

[5]  “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” Matteo 5,38-48.

[6] Isaia 52,13-53,12. 52,13 “Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. 14 Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo…”.

[7] Sezione cristiana e liturgica, Sala D (degli argenti), piano superiore.

[8] SALMO 23 (24) “Sollevate, porte, i vostri frontali!” L’espressione ricorre in una composizione di Saffo, vissuta molti secoli dopo l’inizio della raccolta dei salmi da parte della corte di re Davide ma niente esclude che il salmo sia stato inserito partendo da un testo antichissimo precedente ai due autori, al re e alla poetessa greca.

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